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Addio Arin, benvenuta ABC!
Il Consiglio Comunale di Napoli ha votato oggi la trasformazione dell’Arin Spa in ABC Napoli-Azienda Speciale, approvando il relativo statuto. Tutti i presenti hanno espresso voto favorevole alla delibera, ad eccezione del consigliere del PdL Vincenzo Moretto.
L’Assise cittadina ha iniziato i lavori alle ore 12.00, con l’intervento, applauditissimo, dell’assessore Alberto Lucarelli; è stata poi la volta del sindaco Luigi de Magistris e dell’assessore Riccardo Realfonzo. I tre si sono soffermati sulla valenza storica e sul significato politico della scelta dell’amministrazione comunale, prima città in Italia a dare piena attuazione a quanto emerso dalla consultazione referendaria dello scorso giugno, e che ora si pone da esempio, non soltanto nel nostro Paese, ma anche in Europa, scalzando, probabilmente, Parigi quale modello da seguire.
Successivamente è partito il dibattito con le dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari. Si è quindi passati a votare le mozioni e gli emendamenti presentati. Risparmiamo ai nostri lettori i dettagli circa il dibattito di oltre un’ora dedicato ad un singolo emendamento…
Finalmente quasi alle 17.00 l’Assemblea ha votato la delibera, approvata, come detto, con un solo voto contrario.
Era presente una nutrita delegazione di lavoratori Arin, tra cui ben 7 esponenti della Femca Cisl.
Presente, inoltre, padre Alex Zanotelli, cui l’intero Consiglio Comunale ha rivolto un caloroso applauso.
Appena disponibile sarà pubblicata la delibera integrale di nascita della nostra nuova Azienda, insieme ad un completo reportage foto/video della giornata odierna.
Delibera ripublicizzazione acqua Napoli
Il sindaco de Magistris e gli assessori Lucarelli (Beni comuni) e Realfonzo (Partecipate), hanno illustrato la delibera con la quale viene sancita la trasformazione di Arin da Società per azioni a soggetto di diritto pubblico.
Il primo punto della delibera stabilisce il principio e la natura di “bene comune” dell’acqua, “non assoggettabile a meccanismi di mercato”. Vi si specifica inoltre che “la proprietà e la gestione del servizio idrico devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità, solidarietà e rispetto degli equilibri ecologici”.
Il secondo fissa l’esigenza di consultare il Forum dei movimenti per l’acqua.
Il terzo stabilisce di procedere alla audizione di esperti nei settori giuridico, economico e aziendale, per produrre un modello di gestione coerente con i principi affermati.
Il quarto propone anche il web come territorio su cui garantire trasparenza e partecipazione.
Il quinto è la svolta amministrativa propriamente detta, ovvero il mandato a modificare lo statuto dell’Arin e a proporre quello nuovo al consiglio comunale per l’approvazione .
Tale atto è un successo per tutti coloro che da sempre si battono per evitare la privatizzazione dell’acqua, e per il totale controllo pubblico della stessa, dalla proprietà alla gestione.
Accogliamo con enorme soddisfazione la decisione del nuovo sindaco!
Restiamo in attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, anche per quanto riguarda gli organi amministrativi e non solo di Arin. A tal proposito il membro del Cda in quota SEL, Peppe De Cristofaro, ha già dichiarato di essere d’accordo con la decisione dell’amministrazione cittadina e di rimettere il proprio mandato nelle mani del sindaco.
Scarica la delibera.
Referendum acqua: Sì ed ancora Sì!
La Segreteria Confederale della Cisl in merito alla consultazione referendaria del 12 e del 13 giugno conferma, in una nota, “di non aver dato alcuna indicazione di voto ai propri iscritti e di lasciare, quindi, piena ed autonoma libertà di valutazione sui quesiti referendari, peraltro come è sempre accaduto nella storia della Cisl in occasione di tutte le consultazioni di tale natura. La Segreteria Confederale della Cisl giudica, inoltre, sbagliato ricondurre i quesiti referendari ad una questione politica ed invita i propri iscritti e delegati a non prestarsi alle strumentalizzazioni che nulla hanno a che vedere con la posizione libera ed autonoma della Cisl”.
Evidenziamo con piacere che le strutture Cisl hanno tutte preso posizione in favore del voto ai prossimi referendum, ed, in particolare sui due quesiti relativi alla gestione della risorsa idrica, si sono nettamente espresse per il Sì. Tra queste segnaliamo la UST Cisl di Lucca, la nota del Segretario Generale della Cisl Sardegna, il documento della Segreteria Nazionale FIM-Cisl, l’appello della FILCA-Cisl Vallecamonica Sebino.
A tanto, ovviamente, si aggiunga la nota posizione della Femca Cisl Arin, che, come ribadito durante l’assemblea unitaria tenutasi in Arin lo scorso 8 giugno, ritiene fondamentale recarsi alle urne e votare Sì ai due quesiti relativi alla gestione della risorsa idrica.
Assemblea generale lavoratori Arin
La R.S.U. e le OO.SS. dell’Arin hanno convocato per il prossimo 8 giugno, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, presso l’Auditorium della sede di Via Argine, l’Assemblea generale dei lavoratori dell’Arin.
Oggetto dell’assemblea saranno i quesiti relativi alla gestione della risorsa idrica sui quali saremo chiamati a votare con il referendum del prossimo 12 e 13 giugno.
Attesa l’importanza dell’argomento, si invitano tutti i lavoratori a partecipare!
Scarica il .pdf del volantino
volantino assemblea giugno 2011
Rassegna stampa: “Facciamo acqua”
Segnaliamo l’articolo a firma di Riccardo Bocca su L’Espresso del 21.03.2011, relativo alla situazione degli acquedotti italiani, alle perdite della rete acquedottistica italiana ed al rincaro delle bollette.
Scarica l’articolo
“Servizi pubblici locali: la partita comincia ora”
Con l’entrata in vigore del Regolamento attuativo della riforma dei servizi pubblici locali (D.Pr. 168/10) e la sentenza della Corte Costituzionale n. 325/2010 il quadro regolamentare statale sui Servizi di Pubblica Utilità si chiarisce notevolmente. Purtroppo l’attuazione della riforma a livello locale può incontrare notevoli limiti nella condivisione degli obiettivi della riforma stessa e nella capacità delle amministrazioni di gestire la transizione. Un’indagine commissionata dal Dipartimento per gli Affari Regionali sulle regioni meridionali non autorizza grande ottimismo in proposito. L’attuazione della riforma richiederà ulteriori azioni anche a livello nazionale e una forte attività di indirizzo e supporto tecnico per alcune funzioni regolatorie.
Questa la sintesi dell’articolo, a firma di Giuseppe Coco, Mario Rosario Mazzola e Vito Peragine, pubblicato sulla rivista on line Nel Merito.
Scarica l’articolo in .pdf
Referendum: le sentenze della Corte Costituzionale
Pubblichiamo due articoli a cura di Venanzio Carpentieri, relativi alle sentenze numeri 24 e 26 del 26 gennaio 2011, con le quali la Corte Costituzionale ha ammesso, come noto, due dei quesiti referendari circa la gestione del servizio idrico.
In essi l’autore sintetizza le ragioni dei promotori referendari e quelle del Governo e di altre associazioni contrarie al referendum, ed i motivi di diritto che hanno portato la Corte a dichiarare l’ammissibilità dei quesiti n.1, ” Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica. Abrogazione” , e n. 3, “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”.
Scarica i documenti in formato .pdf
Referendum acqua: ammessi due quesiti su tre
La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due dei tre quesiti referendari contro la privatizzazione della gestione del Servizio Idrico.
In particolare sono state dichiarate ammissibili la prima e la terza richiesta di referendum: “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione” e “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”.
La seconda richiesta di referendum, “Servizio idrico integrato. Forme di gestione e procedure di affidamento in materia di risorse idriche. Abrogazione”, è stata dichiarata inammissibile.
“L’interpretazione della Corte conferma la nostra impostazione sull’abrogazione totale del decreto Ronchi”, ha dichiarato Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e del Comitato Promotore.
Scarica il Comunicato stampa della Corte Costituzionale
2011: l’anno dell’acqua
Il 2011 si annuncia come un anno fondamentale per la gestione del servizio idrico integrato, tra la soppressione degli ATO e le scadenze del Decreto Ronchi.
A questo potrebbe aggiungersi anche l’indizione del Referendum abrogativo da svolgersi, eventualmente, entro giugno 2011.
L’abolizione degli Ato (Ambiti territoriali ottimali) è slittata di un anno: il decreto Milleproroghe (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) ha rimandato, infatti, tutto all’anno prossimo. Le regioni non erano ancora pronte a sostituirli. I servizi pubblici, in particolare acqua e rifiuti, avrebbero rischiato di trovarsi senza una regolazione, cadendo in un vuoto normativo. Soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva provveduto con un proprio provvedimento per supplire alla soppressione degli Ato. Ora, la proroga di un anno consente alle regioni di fare chiarezza e di pensare a come sostituirli.
In linea con questo provvedimento, ma su un versante parallelo, camminano le scadenze del Decreto Ronchi, che sostanzialmente allinea la normativa italiana ad alcune direttive Ue nel settore dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (ad eccezione dei servizi gas, energia elettrica, trasporto ferroviario regionale e farmacie comunali).
In sintesi:
SCADENZE ATO (SALVATE DAL DL MILLEPROROGHE)
- Il 31 dicembre 2010 gli Ambiti territoriali ottimali dovevano essere soppressi, dando di fatto tutta la responsabilità di individuare un ‘supplente’ alle Regioni. Prima che la proroga di un anno salvasse le regioni (tutte ferme), soltanto la Lombardia (la Puglia ha approvato un ddl che attende il varo del consiglio regionale) aveva redatto un provvedimento.
- Gli Ato sono nati negli anni ’90 con l’intento di superare i confini politici e amministrativi e ridurre la frammentazione delle gestioni. La loro introduzione nel settore idrico risale al 1994 con la Legge Galli. Il processo per la definizione dei confini degli ambiti è stato lungo: queste aree finivano per coincidere non tanto con il profilo geomorfologico o idrogeologico ideale quanto con i confini amministrativi delle province.
SCADENZE D.L. RONCHI
- Al 30 dicembre 2010 scadono gli affidamenti alle società miste nelle quali la scelta del partner privato è avvenuta senza gara ad evidenza pubblica; scadono anche le gestioni in house nelle quali l’ente pubblico (o gli enti) non esercitano sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri uffici e non vi è prevalenza nell’attività svolta verso l’ente proprietario. Scadono poi le gestioni in economia e quelle delle aziende speciali.
- Il 31 dicembre 2011 scadono le gestioni in house conformi alla disciplina comunitaria affidate prima della riforma. Vanno invece a scadenza naturale se privatizzano almeno il 40% con una gara ad evidenza pubblica, e gara a doppio oggetto (la qualità del socio e l’attribuzione di compiti operativi).
- Il 31 dicembre del 2013 scadono le gestioni affidate direttamente a società quotate in borsa a meno che non privatizzino il 30% delle quote azionarie, mentre al 31 dicembre 2015 scadono le gestioni affidate direttamente a società quotate in borsa a meno che non privatizzino il 40% delle quote azionarie.
Gestione Servizio Idrico: primo via libera al referendum
Riprendiamo dal sito Acqua Bene Comune il comunicato stampa del Comitato Referendum Acqua Pubblica:
“La Corte di Cassazione ha comunicato oggi al Comitato Promotore dei Referendum per l’acqua pubblica, l’avvenuto conteggio delle firme necessarie alla richiesta dei referendum. Un passaggio scontato dopo la straordinaria raccolta firme che ha portato alla Corte, lo scorso luglio, 1 milione e 400 mila sottoscrizioni. Adesso tocca alla Corte Costituzionale dare il via libera ai quesiti entro la metà di febbraio, mentre la data del voto è prevista nella primavera 2011. Con l’avvicinarsi del voto popolare si fa sempre più pressante la richiesta di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi, almeno fino a quando gli italiani non i saranno espressi. Quello della Cassazione è un altro passo avanti nel percorso referendario e nella battaglia per la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Siamo sempre più vicini alla liberazione del bene comune acqua dalle logiche del mercato e del profitto.”
In particolare nell’ordinanza si specifica quanto segue:
- è stato accertato il superamento del numero di 500.000 firme necessarie per ciascun quesito;
- non si procede alla concentrazione del 2° quesito con quello promosso dall’IdV;
- si estende il 1° quesito con la seguente frase “nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale”;
- si estende il 2° quesito con la seguente frase “nel testo risultante dall’articolo 12 del d.P.R. 7 settembre 2010 n. 168″.























